Saluti da Rimini

Pd, congresso e iscritti. News da Modena Est!

Anche a Modena Est vince la proposta riformista di Renzi-Martina. Si tratta di un risultato storico: si dimostra che anche tra gli iscritti di una delle zone della città tradizionalmente più di sinistra e della cosiddetta ‘vecchia guardia’ Renzi è di casa e non è più un corpo estraneo o un nemico da abbattere. Al contrario la sua proposta convince molti degli iscritti storici e avvicina anche nuove persone a partecipare e a discutere.

C’è voglia di guardare avanti quindi e di finirla con i continui attacchi tra i dirigenti del partito e con la delegittimazione insopportabile verso Renzi che abbiamo visto in questi anni. Non era scontata la vittoria di Renzi così come non lo era la partecipazione di circa una settantina tra iscritti ed elettori all’assemblea di Modena Est.

La discussione c’è stata, franca e costruttiva. Le diverse opinioni ci sono, ma sono una ricchezza e non un intralcio.

Un avviso ai naviganti quindi: il progetto del Pd è vivo, più vivo che mai. E lo vogliamo rilanciare, a partire dall’Emilia Romagna e anche da Modena Est. Si sono avvicinate in questi mesi durante la campagna referendaria tante persone nuove, capaci, che hanno deciso di iscriversi al Pd e che chiedono di essere coinvolte in una politica concreta, popolare e riformista. Anche a Modena est prevale la voglia di guardare avanti e lasciarsi alle spalle scissioni e divisioni che danno come unico risultato un maggior consenso alla destra o ai populismi e sono condannate all’opposizione a vita.

Il panorama vede infatti da una parte tante piccole ‘sinistre’ che parlano di ‘popolo’ ma fanno fatica a fare accordi tra gruppi parlamentari. Dall’altra il movimento a 5 stelle dove il candidato viene deciso per tutti (o contro tutti) da Grillo con un post sul blog. Nel Pd ci si iscrive, si discute, si vota nell’urna per scegliere un programma realizzato dal basso. Cosa non banale nel 2017.

 

di Stefano Rimini
5 aprile 2017

Ridateci le correnti!

correnti L’altro giorno ci ho provato: ma il giochino dell’Espresso sulle sigle del centro-sinistra è arduo anche per un veterano come il sottoscritto. E se non fosse che ormai il fossato tra politica e gente comune è diventato intollerabile, sarebbe divertente riconoscere le mille correnti e microcorrenti interne al Pd. E sarebbe un lavoraccio cercare di distinguere le differenze esistenti in questo momento tra le ‘cinquanta sfumature di grigio’ dei diversi schieramenti che si stanno organizzando dentro e fuori il Partito Democratico.

Una volta anche nel Partito Comunista come nella Democrazia Cristiana c’erano correnti strutturate, componenti che avevano diverse proposte politiche: dentro il Pc per esempio i miglioristi teorizzavano la socialdemocrazia, cercando una rottura ideologica con la politica sovietica e contrastando i movimenti più radicali della sinistra extraparlamentare. Dall’altra parte c’erano quelli di Ingrao, contrari a qualsiasi alleanza con la Democrazia Cristiana, con valori forti come l’ambientalismo, il femminismo ed il pacifismo. Poi c’erano quelli più radicali, cossuttiani, che invece volevano rimanere legati direttamente all’Urss e ai paesi socialisti. Oppure c’erano quelli vicino a Berlinguer, come d’Alema, avversari del partito socialista di Craxi.

Le correnti politiche allora avevano un senso: c’erano idee sulle allenze che si intendevano fare, sui programmi, sulla visione del futuro dell’Italia. Oggi invece risulta incomprensibile capire le differenze tra gli scissionisti che sono usciti dal Pd e quelli che restano. E dentro il Pd anche le decine di componenti interne sono ormai cose imperscrutabili nella peculiarità e nelle sfumature. Quante sono? Qual’è la proposta politica che sostengono? Quale l’idea di paese che propongono mentre si schierano a destra o a sinistra dello scacchiere?

Ecco, ancora una volta sembra che l’unico elemento che unisce sia l’ ‘anti‘, non il ‘per‘. Fu così già con Berlusconi, quando l’unica cosa che teneva insieme il centro-sinistra era l’antiberlusconismo. Lo stesso adesso pare con Renzi, dove tutto quello che accomuna i suoi avversari, sia dentro che fuori dal Pd, è esserne antagonisti ma senza una proposta comune che ne rappresenti la visione. Anche dentro i renziani pare oggi ci siano diverse anime, tutte pronte a rivendicare una propria diversità nel sostegno al leader. Ma sulla base di quale proposta? Quale idea o visione su lavoro, europa, democrazia, welfare?

Staremo a vedere. Per ora rimane un po’ di rimpianto per i bei tempi  delle correnti del Pc o della Dc. Dateci uno ‘straccio di proposta politica’, una battaglia di idee su cui vale la pena appassionarsi, misurarsi e discutere!!

di Stefano Rimini
1 marzo 2017

Primarie, Pd e partiti del 5 %

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Dispiace l’addio di qualche compagno del Pd, ma creare l’ennesimo partitino che affolla la sinistra grazie al sistema proporzionale è una scelta perdente. Oggi lo spazio dell’opposizione al Pd è dei 5 stelle e questi micro-movimenti, se mai riusciranno a mettersi d’accordo, non andranno oltre il 5-6 %:  senza il pd significa opposizione garantita ‘a vita’  che aiuterà l’ascesa delle destre xenofobe e populiste.

Al contrario secondo me la svolta la si deve fare dentro il Partito Democratico. A partire dai tanti iscritti, dagli elettori e da chi si è impegnato per il si al referendum costituzionale. Nel Pd c’è bisogno come il pane di una discussione di merito sulle questioni che interessano le persone: lavoro, welfare, e-democracy, europa. Dobbiamo discutere nei circoli ed in mezzo alle persone, presentando delle piattaforme programmatiche, non solo leader e facce che le rappresentano. Dobbiamo ritrovare nuove idee fregandocene di chi tutti i giorni cerca spasmodicamente l’ennesimo nemico contro cui scagliarsi e dietro cui nascondere il vuoto di idee ormai ottocentesche e la mancanza di concretezza.

Le primarie saranno come in passato una discussione vera, aperta. Saranno la conferma che il Pd è un partito contendibile, dove la democrazia prevale sul teatrino della politica e sugli accordi tra gruppi parlamentari, dove ci si confronta su proposte politiche senza paraocchi ideologici, dove chi vince lavora per un centrosinistra del 40% e chi perde non ruba il pallone e va via ma rispetta chi ha la maggioranza democratica del popolo del centro-sinistra.

Si rilancia il Pd quindi a partire dalla proposta politica: il timone ritorna al popolo del centro-sinistra, che deciderà democraticamente il vincitore. Chi ha più fiato adesso corra!

Io nel frattempo auspico che il Pd nazionale faccia patrimonio anche di quanto stiamo facendo in Regione: dalla riforma dei servizi educativi, al reddito di solidarietà fino all’attenzione per il servizio civile e all’aumento dei fondi per l’adolescenza. Idee in parte già condivise dal governo per esempio con il piano nazionale contro la povertà.

L’alternativa è la crescita ulteriore del disgusto verso la politica. La discussione sul calendario del congresso del Pd, sulle regole, su chi è più o meno di sinistra non interessa a nessuno se non gli addetti ai lavori. Alimenta le ragioni di chi si indigna e di chi ce l’ha contro chiunque tenta il difficile lavoro di amministrare le città e gli enti locali.

La scelta è questa: rilanciare il governo del Partito Democratico attraverso primarie vere oppure dare forza alle destre razziste e ai Trump nostrani. In questo quadro, i partiti-nani delle sinsitre non hanno spazio alcuno.

 

di Stefano Rimini
25 febbraio 2017

Nuovi servizi educativi in Emilia Romagna: la sfida per un nuovo welfare

I dati sui nuovi assetti sociali che si stanno delineando in Italia all’indomani della crisi sono implacabili: cresce la povertà, compresa quella minorile; cala il tasso di natalità; l’invecchiamento della popolazione aumenta a ritmo frenetico. Sono tendenze generali del nostro paese, che trovano però una consistenza particolare in Emilia Romagna, regione che in Italia ospita la percentuale maggiore di grandi vecchi e che negli anni della crisi non è stata risparmiata dall’aumento diffuso della povertà. Dalla confluenza di queste due dinamiche, invecchiamento e impoverimento, emergono progressivamente alcune crepe e alcuni buchi del welfare locale, storicamente generoso e strutturato, ma disegnato per un’epoca di piena occupazione e di strutture familiari stabil

Un sistema che pur avendo attraversato con successo gli ultimi decenni, si dimostra obsoleto, e a tratti incapace di rispondere ai nuovi bisogni sociali. Lo sgretolamento delle strutture familiari, la precarizzazione del lavoro e la diminuzione del reddito hanno indotto tante donne emiliano-romagnole a non avere figli, alimentando la spirale che lega il calo demografico all’invecchiamento della popolazione. Tra le tante conseguenze di queste dinamiche, una riguarda da vicino i servizi educativi per la prima infanzia: da un’epoca in cui per accedere ai servizi erano necessarie lunghe liste di attesa, in Emilia Romagna si inizia ad assistere alla chiusura di servizi e strutture per mancanza di iscrizioni.

Nella terra dove il mito degli asili nido più belli del mondo ancora resiste, si è dunque ritenuto necessario cambiare, adeguando il sistema dei servizi alle profonde evoluzioni e alle complesse sfide sociali e demografiche in corso, proponendo nuovi modelli organizzativi capaci di rispondere alle rinnovate esigenze delle famiglie. L’obiettivo primario della nuova legge regionale sui servizi educativi è stato duplice: innanzitutto, garantire che i servizi oggi presenti possano continuare ad esistere; per quelli che verranno realizzati in futuro, invece, assicurare che essi siano più adeguati ad una società che non è più quella della piena occupazione, del lavoro a tempo indeterminato e ad orari stabili. Partendo da una presa di coscienza: in un panorama sociale ed economico stravolto rispetto al mondo prima della crisi, i servizi non possono continuare a rispecchiare esigenze sociali ormai superate.


La prima infanzia in Emilia Romagna: gli scenari

La legge regionale 19/2016 è stata elaborata tenendo conto della drastica frenata delle iscrizioni ai nidi degli ultimi anni e del più generale calo demografico che coinvolge ormai da molti anni sia le famiglie italiane sia, sebbene in misura minore, quelle straniere. Nel giro di pochi anni infatti si è passati dalle liste di attesa per accedere all’asilo nido alla chiusura di sezioni e servizi per mancanza di bambini iscritti. Tra il 2011 e il 2015 il volto dei servizi educativi in Emilia Romagna è profondamente cambiato: in quattro anni i servizi sono passati da 1.233 a 1.199 (-2.8 %); i posti sono diminuiti da 40.820 a 40.165 (-1.6 %). Soprattutto, però, i bambini iscritti sono passati da 36.638 a 32.532 (-11.2 %). Quest’ultimo dato rispecchia le proporzioni del calo della popolazione dei bambini 0-2 anni residenti in regione nello stesso periodo.

Poiché il numero di bambini iscritti al nido è calato più precipitosamente del numero dei posti offerti, il totale di copertura dei posti aumenta del 4.1% sul 2011, arrivando a quota 36.3%, superiore all’obiettivo di Lisbona stabilito in sede europea (pari al 33% della copertura dei servizi sulla popolazione target). L’indice di presa in carico (bambini iscritti sul totale della popolazione) è rimasto stabile, sempre tra il 2011 e il 2015, al 29,4%.

La frenata delle iscrizioni ai nidi ha a che fare sia con il calo della natalità, sia con l’impoverimento delle famiglie negli anni della crisi: sono sempre meno i bimbi da iscrivere al nido, e le famiglie che fanno figli hanno meno capacità reddituale per permettersi l’asilo. Fattori fortemente collegati, che sono conseguenza di un paradosso tutto italiano: si fanno pochi bambini proprio perché c’è molto attaccamento alla famiglia. Prevale cioè, in Italia e anche in Emilia Romagna, il timore che i figli, o l’unico figlio desiderato, non riescano ad avere il futuro che meritano. Sembra che i trentenni, la prima generazione dal dopoguerra ad essere più povera dei propri genitori, abbiano paura di non riuscire a garantire ai loro figli un futuro dignitoso.


I contenuti della nuova legge regionale

Di fronte a tali scenari, che oggi fanno scricchiolare il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia, ed in prospettiva rischiano di indebolirlo sostanzialmente, la regione Emilia-Romagna ha proposto alcuni cambiamenti sostanziali. Sebbene parzialmente oscurati nel dibattito pubblico dalla disposizione dell’obbligo vaccinale per i bambini iscritti agli asili nido, tali cambiamenti non sono per questo meno sentiti dagli operatori e dagli amministratori: la nuova legge regionale è stata preceduta da un incontro diretto con tutti gli amministratori locali con delega al welfare, in un vero e proprio ‘tour’ sui territori (testimoniato da questo video) per ascoltare la viva voce di chi è in prima linea nel rispondere ai bisogni dei cittadini. Dai territori la richiesta è stata unanime: per garantire la sopravvivenza del sistema educativo integrato dei servizi per la prima infanzia, è necessario che questo diventi più flessibile e diversificato rispetto al passato, prendendo quanto di buono ha funzionato nel sistema integrato e valorizzando in particolare ciò che ‘ruota’ intorno al nido classico.

La legge promuove il cosiddetto ‘modello hub and spoke’, dove l’hub è il nido classico, mentre gli spoke sono i servizi sperimentali, i servizi domiciliari ed i servizi integrativi. Soluzioni tra loro diverse ma sempre caratterizzate da un preciso progetto pedagogico.  Il nido, con orari part-time e tempo lungo, rimane quindi il principale servizio educativo per la cura dei bambini e allo stesso tempo per il sostegno delle famiglie. Intorno al nido la legge intende valorizzare tutta la rete di servizi più flessibili: sperimentali, domiciliari, spazio bambini, centri per bambini e famiglie con orari più elastici e più adatti alle esigenze diversificate delle giovani famiglie. L’idea è quella cioè di andare incontro ai nuovi bisogni delle famiglie, anche attraverso modalità organizzative diverse e innovative.

La preoccupazione diffusa che una maggiore flessibilità dei servizi andasse a discapito della loro qualità appare scongiurata. Nella legge si conferma la funzione degli Enti pubblici nel controllo e nella regolazione dei servizi educativi: l’autorizzazione infatti viene rilasciata dai Comuni che valutano i requisiti organizzativi dei servizi privati per garantire elementi comuni di qualità.  Si conferma poi sia l’importanza dei coordinamenti pedagogici territoriali, in capo ai Comuni capoluogo, sia della formazione del personale.  Viene inoltre valorizzata l’esperienza della valutazione della qualità dei servizi: parte infatti per la prima volta un sistema di accreditamento dei servizi, basato su indicatori certi e senza eccessi burocratici, che verrà definito a breve da una direttiva regionale.

L’accreditamento era già previsto dalla legge regionale previgente, ma ad oggi non è mai stato realizzato: con la nuova legge l’accreditamento, concesso dal Comune, diventa la condizione necessaria per ottenere i finanziamenti regionali per i servizi privati.  Per conseguire l’accreditamento sarà effettuata una ‘valutazione della qualità del servizio’ basata su una serie di requisiti, quali il progetto pedagogico, la presenza del coordinatore pedagogico, l’adozione di strumenti di auto-valutazione del servizio e un adeguato numero di ore di formazione del personale.

Altri elementi presenti in legge sono la semplificazione delle procedure per assegnare i fondi regionali ai servizi e il riferimento alla legge 107/2015 sulla Buona scuola, che incardina i servizi 0-3 all’interno del percorso di istruzione, rafforzandone la continuità con le scuole dell’infanzia. In merito al già richiamato obbligo vaccinale, la legge prevede che siano condizione necessaria per l’iscrizione dei bambini ai nidi d’infanzia le regolari vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B, vaccini già obbligatori per legge.


Un tassello di un nuovo welfare

La nuova legge ha come obiettivo primario quello di coinvolgere più bambini possibile nei servizi educativi per la prima infanzia, mettendo le famiglie nella condizione di accedere al maggior numero di servizi. Partendo da un livello alto di qualità dei servizi, riconosciuto dagli stessi utenti, la nuova legge non rivoluziona l’impianto precedente, ma lo rende più dinamico e adeguato allo scenario sociale odierno, inserendolo in modo organico dentro ad un disegno più ampio relativo all’ammodernamento dei servizi di welfare.

L’intervento normativo sullo 0-3 sarebbe infatti marginale se non fosse parte di una visione complessiva di un nuovo welfare, che si snoda su più fronti, complementari a quello dell’infanzia, ma che su questo poi vanno indirettamente ad incidere. Tra questi, le nuove misure di contrasto alla povertà varate in regione, con l’approvazione del Reddito di solidarietà, l’aumento delle risorse destinate all’adolescenza e al servizio civile, le misure sulla conciliazione vita lavoro e la riforma per l’assegnazione delle case popolari. Misure tra loro complementari che vanno incontro a nuovi bisogni e domande sociali emerse negli ultimi anni.

Tutti questi interventi intendono ridisegnare il welfare locale inteso anche come ‘ponte’ per ricucire un rapporto ormai sfilacciato tra le istituzioni ed i cittadini. Investire sul sociale (dall’infanzia, alla scuola fino alla lotta alla povertà) – e farlo in modo adeguato, equo, strutturale ed efficace – è infatti anche un modo per creare coesione sociale e riportare credibilità verso le istituzioni.

Certamente c’è ancora molto lavoro da fare sui servizi educativi in Emilia-Romagna. La priorità resta quella di contenere le tariffe degli asili nido, per evitare che la scelta dell’asilo sia troppo vincolata al reddito della famiglia, oltre che al grado di istruzione dei genitori.  La sfida è cioè quella di mantenere servizi per la prima infanzia di alta qualità, rendendoli allo stesso tempo il più possibile accessibili, con lo sguardo rivolto verso l’universalismo dei servizi educativi. Garantire almeno che questi siano più flessibili e organizzati in maniera più efficace per rispondere alle esigenze dei cittadini e delle famiglie rappresenta senz’altro un passo in tale direzione.

di Stefano Rimini
10 febbraio 2017

Energy Way: la testa in Silicon Valley ma il cuore a Modena

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Dall’efficientamento energetico al data-management, la storia della start-up modenese simbolo dell’innovazione made in Italy

Ormai a pieno titolo tra le start-up italiane piu’ innovative nel campo dell’efficientamento energetico e della gestione dei big-data, Energy Way, la giovane azienda #madeinModena continua a brillare. E soprattutto a correre.  Al ritmo impressionante di premi nazionali e collaborazioni con alcune tra le aziende più prestigiose d’Italia, i ragazzi di Energy Way hanno decisamente messo il turbo e, se possibile, accelerato ancora.

Ma i riconoscimenti c’entrano poco. Certo, il talento c’è e lo hanno già notato in molti: solo nel 2016 i premi StartUp Innovative, Climate KIC Italia 2016 con finale europea ed il premio ricerca Canada-Italia. Poi la ‘chicca’ dell’invito in Silicon Valley, dove il responsabile R&D dell’azienda – Giovanni Anceschi, 27 anni, anima rock e tanta passione per gli algoritmi – è andato a rappresentare il meglio dell’innovazione made in Italy.

Tuttavia nella sede dell’azienda, presso lo storico Istituto delle Suore della Provvidenza in centro a Modena, qualcosa è cambiato. Se fino a poco tempo fa riuscivano a programmarsi nel lavoro solo mese per mese, ora i progetti sono decisamente a lungo termine. E, non a caso, adesso sta maturando una visione nuova. “Entro tre anni vogliamo essere i riferimenti italiani del data-management”, dice il Ceo e fondatore Fabio Ferrari tra una citazione di Olivetti e una dei Pink Floyd. E c’è da credergli. Anche se nemmeno lui lo avrebbe immaginato. E se glielo avessi raccontato di persona quindici anni fa – magari in una di quelle sere in cui stavamo insieme all’Irish pub tra una chitarra, una cover di Syd Barrett e qualche birra – non ci avrebbe mai creduto.

Ma le armonie psichedeliche di Gilmour e soci hanno lasciato il segno. Ricerca, innovazione, attenzione spasmodica per il dettaglio che conta. ‘Ignoranza creativa’, direbbe il guru dell’innovazione Piero Formica. “A volte – continua Fabio – prendiamo strade che potrebbero sembrare assurde, ma che poi si rivelano giuste: la nostra potrebbe chiamarsi ‘sartoria del data-management”.

 

“Ma cosa fate esattamente?”. Fabio è anni ormai che prova a spiegarmelo, ma ancora non mi ci raccapezzo.  “Raccogliamo dati, li analizziamo, li fotografiamo e troviamo il ‘fine tuning’. Cioè la perfetta sintonia delle variabili che permette di raggiungere l’obiettivo prefissato”.
Il data-management è considerato il nuovo ‘trend’ per il futuro dei Big Data. Consente di lavorare con grandi quantità di variabili, rendendo comprensibili e accessibili data-base di qualità in modo da trovare soluzioni ottimali per raggiungere gli obiettivi di business. Un processo che ha analogie con l’arte e con la musica: la gestione di dati è come il lavoro di un mixer, che fonde insieme diversi strumenti, connettendoli e creando un suono nuovo. In pratica, se sei un’azienda e vuoi risparmiare energia senza fare investimenti puoi comunque ottimizzare i processi interni: Energy Way ha prodotti, idee e brevetti depositati che permettono sia di risparmiare energia che di migliorarne l’utilizzo.

 

La storia di Energy Way ormai è nota e ha già gli ingredienti classici del successo nostrano. Una passione coltivata a lungo, un’idea maturata 3 anni fa e oggi una realtà che conta 19 tra economisti, matematici, ingegneri informatici ed energetici. Sede: un ex-istituto di suore, perfetto per una riedizione moderna dei Blues Brothers. Età media: 27 anni. Con Fabio a fare da ‘agitatore di talenti’ che la fortuna – ma noi crediamo poco ai modelli stocastici – gli ha permesso di incontrare sul suo percorso. “Sono partito da solo – continua citando un altro Ferrari, il mitico ‘Enzo’ – ci credevo tantissimo e avevo voglia solo di esprimere me stesso. Ma sono le persone che ho incontrato la mia fortuna. Le persone fanno tutto”.

Persone incontrate magari come ai vecchi tempi all’Irish di via Gallucci (ma ora Fabio ha tre figlie e il tempo è molto meno!) o alle Università di Modena e Reggio e Bologna. Oppure in qualche caso rientrate dall’estero per lavorare da Energy Way, dove i cervelli non scappano, ma tornano per stabilirsi qui, in Emilia Romagna. Che non a caso è terra fertile per le start-up innovative: più di cinquecento in Regione (al secondo posto dopo la Lombardia), di cui 134 startup nella nostra provincia, sesta in Italia e di un passo dietro Bologna.

Certo, non esiste una ricetta emiliana dell’innovazione. Ma un’ottima università, istituzioni attente, banche e aziende del territorio pragmatiche e lungimiranti aiutano.  Così quella della start-up modenese è anche una storia di connessioni e legami con il territorio, dai tre dottorati di ricerca che Energy Way ha recentemente finanziato, fino al bellissimo progetto con le scuole di Maranello. Qui il giovane Sindaco Max Morini ha accettato la sfida degli ingegneri di Energy Way e ha promosso il loro progetto #Alloraspengo.  Le classi seconde delle scuole medie di Maranello vengono formate sul risparmio energetico: i ragazzi stanno imparando cosa significa risparmiare energia e come partecipare attivamente al risparmio. Soldi risparmiati per la scuola e reinvestiti in altre attività. Tutto finanziato attraverso una raccolta fondi e una piattaforma di crowdfunding.

 

foto Dagon Studio (http://www.dagonstudio.com

 

 

 

di Stefano Rimini
10 febbraio 2017

Ringraziamenti. E una postilla sulla discontinuità

Durante il breve periodo di consultazione nei circoli del Pd per la selezione dei candidati al Consiglio Regionale ho ricevuto molte sollecitazioni (comprese ovviamente sane e benvenute critiche), consigli di natura programmatica e sostegni diretti alla mia candidatura durante le assemblee.   Ringrazio chi, da Modena a Finale, passando per Savignano, Nonantola, e per altri comuni della provincia, mi ha fatto pervenire un contributo, un consiglio, un feedback che ho sintetizzato nella bozza di idee che accompagnava la mia candidatura e che ho consegnato alcune settimane fa al Pd.   Vorrei che quelle idee possano essere discusse e diventare parte del programma con cui il Pd si candida a governare la Regione Emilia Romagna attraverso la candidatura di Stefano Bonaccini.

Tra i temi che ho proposto c’è la tutela dei beni comuni, in particolare del suolo. Un tema caro ormai a molti sindaci, come quello di Modena Giancarlo Muzzarelli, che ne ha fatto uno dei punti della sua campagna elettorale. Il consumo di suolo a saldo zero è stato proposto in discontinuità con l’uso estensivo del territorio come ambito da sfruttare sotto il profilo economico. Insieme a questo, sarebbe necessario ridurre le previsioni di crescita residenziale nelle periferie e nei comuni della provincia: in questa fase economica non c’è lavoro, quindi l’assorbimento di nuova popolazione da parte del sistema produttivo sarebbe impossibile. La crescita residenziale senza una pari crescita del sistema produttivo peserebbe tutta sulla sostenibilità dei servizi pubblici e quindi sui bilanci dei comuni.

Queste politiche, se portate avanti anche dall’attuale amministrazione, saranno in discontinuità con le politiche dell’amministrazione uscente.

D’altronde, non è stata la discontinuità la parola invocata durante la campagna elettorale del Pd di Modena?

 

 

di Stefano Rimini
21 ottobre 2014

Art. 18 e dibattito sul lavoro

Il dibattito sul lavoro dovrebbe partire da una constatazione: i diritti dei lavoratori, anche in presenza dell’articolo 18, sono già stati smantellati per una fascia crescente di persone. E a chi si strappa le vesti per difendere l’art. 18  sarebbe utile domandare quale politica sul lavoro ha messo in campo negli ultimi quindici anni per evitare l’abbattimento dei diritti di milioni di italiani precari con contratto a progetto, liberi professionisti e piccoli artigiani. Qual’è stata in questi anni la battaglia fatta per evitare queste ingiustizie e per impedire che si creassero enormi disparità tra ipertutelati e sottotutelati? Questo secondo me è il punto di partenza per una discussione che deve avvenire anche dentro il Partito Democratico, a partire dal coinvolgimento della base, dei circoli, degli iscritti e degli elettori. Perchè nel Pd bisogna discutere di cose rilevanti, gli iscritti e gli elettori devono poter partecipare alle linee politiche ed al confronto sulle questioni vere che riguardano le scelte e la rappresentanza.

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L’impressione invece è che i dibattiti come quello sul lavoro siano l’ennesimo diversivo utilizzato per non parlare della sfiducia e della disperazione che ormai pervade questo Paese e in parte questo territorio. E’ ora di far presente infatti alla politica ed alle rappresentanze economiche e sociali che la situazione economica – con migliaia di imprese che chiudono, disoccupazione crescente, nessuna prospettiva di ripresa – richiede idee e proposte nuove, che non possono nascere né dalla ripetizione di antiche liturgie di confronto né da discussioni infantili come quella sull’Art. 18. E per trovare soluzioni nuove bisogna confrontarsi con tutta la società senza confondere l’atto del ‘sentire’ con l’azione dell’ ‘ascoltare’: bisogna manifestare cioè la volontà di mettersi in discussione per comprendere quali errori sono stati fatti per realizzare politiche diverse da quelle passate, che con evidenza non funzionano più. Se no antiche pratiche come ‘ascoltare’ il territorio e i cittadini rimangono un semplice atto uditivo. Uno slogan come tanti altri.

 

di Stefano Rimini
23 settembre 2014

Suolo, salute, economia circolare, trasparenza: obiettivo 2030

Bisogna guardare oltre le scadenze elettorali e immaginarsi come sarà il territorio dove cresceranno i nostri figli, magari nel 2030: il  programma politico di una forza che si candida a governare i cambiamenti epocali della nostra società deve avere questo obiettivo. Non può guardare solo ai prossimi 5 anni. Deve essere capace cioè di immaginare risposte nuove ai temi più rilavanti per lo sviluppo delle città e delle persone che le abitano.  Scuola, sanità, territorio, competenza, sinergia, eccellenze, giovani, imprese. sono queste le parole chiave su cui si deve costruire il futuro della nostra società. Non a caso, sono parole che ritornano spesso ascoltando chi conosce a fondo la realtà di Modena e dell’Emilia Romagna e ne ha a cuore il futuro.

Discutendo a Modena con forze politiche, sociali ed economiche e parlando con chi opera in diversi settori, dalla sanità alla scuola, passando per l’impresa ed il sindacato, ho ricevuto molti spunti interessanti. Proposte  su come un’azione di governo possa rendere migliore il territorio modenese e regionale.

Ho deciso di prendere questi spunti  e queste discussione come una base di discussione politica: un contributo che, insieme a tanti altri nel Partito Democratico, possa aiutare alla costruzione di una visione politica complessiva sulla società regionale in vista delle elezioni del 23 novembre 2014.

Ho sintetizzato le idee in 3 punti su cui la Regione Emilia Romagna secondo me potrebbe  impegnarsi ad agire.

Eccoli.  Non è un programma, i temi sono troppi e troppo complessi: ma alcuni spunti vorrei arricchissero il dibattito pubblico e dentro il Partito Democratico durante le consultazioni che si terranno la prossima settimana nei circoli.

Avanti!

Ps: qui trovi il pdf dei 3 punti

 

di Stefano Rimini
16 settembre 2014

Mi candido. Ecco perchè e a cosa.

Ho deciso di candidarmi alle consultazioni del Pd per il Consiglio Regionale  perchè voglio continuare il mio impegno per il territorio in cui vivo e dove crescono i miei figli.

Per lottare perche’ risorse che abbiamo a disposizione vengano valorizzate al meglio, combattendo gli sprechi e valorizzando le tante eccellenze. Siamo tutti membri di una comunità che ha bisogno di credere e combattere perché le ingiustizie non aumentino, perche’ ci sia la speranza di un lavoro per tanti padri di famiglia e giovani di talento e tutele per tanti anziani soli.

La decisione di candidarmi l’ho presa come il proseguimento di un percorso che ho fatto nel consiglio comunale di Modena, tra il 2009 ed il 2014: vorrei continuare per esempio l’impegno che ho messo in questi anni per un migliore utilizzo delle risorse pubbliche, sia nei servizi ai cittadini che nella gestione degli enti partecipati.

Mi candido su alcune idee in cui credo e che trovi qui.  Sono le idee che ho portato avanti fino ad oggi: qualsiasi cosa tu abbia da dire in merito -  se hai altre proposte o non sei d’accordo –  puoi scrivermi e contattarmi. Ritengo infatti che  il confronto di idee differenti, se costruttivo, sia alla base di ogni progettualità: personale, politica o professionale.

Oggi non ricopro alcun incarico nel Pd. Continuo comunque a sostenere le idee che ho portato avanti quando ero Consigliere. Dal punto di vista professionale, anche quando ero in Consiglio Comunale non ho mai smesso di lavorare nel settore della comunicazione (leggi qui la mio Bio).

Qui trovi informazioni in merito a come funzionano le consultazioni del Pd per la scelta dei candidati al Consiglio Regionale 

Se vuoi sostenermi puoi scrivere un’email a rimini.stefano@gmail.com  o contattarmi direttamente al 3397610952

 

di Stefano Rimini
9 settembre 2014

Death or glory, becomes just another story

Venerdì inaugura una mostra in Via Poletti 67, lo spazio dove  lavoro. Ecco il comunicato stampa.

‘Morte o gloria diventa solo un’altra storiella.  E’ questo verso di una canzone dei Clash il filo rosso che unisce le opere e l’impegno di cinque artisti modenesi, protagonisti di una mostra dal titolo ‘Death or Glory’ (come il successo della band britannica), che inauguravenerdì 12 settembre alle 18.30 in via Poletti 67, in un nuovo spazio espositivo in zona Tempio, a due passi dal Museo Enzo Ferrari.

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Gli artisti (Andrea Chiesi, Simone Fazio, Pier Lanzillotta, Federico Marelli e Marino Neri) hanno scelto di collegarsi ‘a modo loro’ al Festival Filosofia in programma, negli stessi giorni, a Modena, Carpi e Sassuolo: non fanno parte del programma ufficiale della kermesse, ma hanno trovato un modo alternativo per farsi vedere e sentire. “Spesso – spiegano – non è facile trovare uno spazio in cui esporre il proprio lavoro. Noi abbiamo avuto fortuna: con un po’ di stucco e una mano di vernice un ex magazzino in via Poletti è diventato la nostra casa. Il significato di questa mostra? Viviamo in un’epoca storica dominata dall’idea di successo. Si vince o si soccombe, si incensano i primi, si sale sul carro dei vincitori mentre si lasciano a terra i perdenti: il fallimento è la cosa peggiore che possa capitarci. Ma, come dicono i Clash, “è solo un’altra storiella”, l’ennesima forma di controllo e di potere. Vincenti da una parte e Vinti dall’altra. Esiste invece una ‘terza via’, quella dove il confronto quotidiano è con se stessi e il proprio lavoro. Nessun vero rivale se non la propria ombra, nessuno da sconfiggere se non se stessi. Noi lo facciamo da tanti anni e continuiamo a produrre senza preoccuparci troppo degli ostacoli lungo la strada”.


La mostra rimarrà aperta fino a sabato 5 ottobre con i seguenti orari: venerdì 9.30 – 13. Per info pierlanzillotta@gmail.com. L’ingresso è libero e gratuito’.

 

di Stefano Rimini
5 settembre 2014

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